IL GENERE PHALAENOPSIS
Phalaenopsis Blume, 1825 è un genere di orchidee epifite che comprende circa cinquanta specie, tutte originarie nelle foreste pluviali tropicali del Sud-Est Asiatico specialmente nelle arcipelago delle Filippine e Indonesia. Il nome Phalaenopsis deriva dalle parole greche phalaen (farfalla) e opsis (simile a) e indica la somiglianza del fiore alla forma delle farfalle. Si tratta di piante epifite, ovvero in natura crescono sulla corteccia degli alberi, dalle grandi e carnose foglie e dai fiori multicolori, talvolta di dimensioni notevoli (anche più di 10 cm di diametro), spesso molto duraturi sia sulla pianta che da recisi. Le Phalaenopsis sono piante a sviluppo monopodiale, ossia presentano un solo "piede" vegetativo. Non sono provviste di pseudobulbi ma possiedono un semplice rizoma dal quale si originano grandi foglie opposte, persistenti, ovali, simmetriche rispetto alla linea longitudinale. Il colore della vegetazione varia a seconda della specie, ma generalmente le foglie sono di colore verde scuro. I fiori variamente colorati, hanno aspetti molto differenti fra specie e specie ma possono vantare spesso grandi dimensioni e sempre una notevole bellezza. Sono situati lungo gli steli floreali, i quali si sviluppano dal fusto, e crescono in direzione della luce. Questi steli, di lunghezza molto variabile, presentano in genere dagli 8 ai 10 fiori. Dai nodi degli steli possono nascere nuovi steli più piccoli, che risultano essere una vera e propria ramificazione fiorifera secondaria. In alcuni casi se le condizioni sono ideali, sugli steli vengono anche generati i cosiddetti "keiki", che sono delle vere e proprie piantine nuove, che con il tempo genereranno foglie e radici proprie.
Le grosse radici aeree, all'apparenza robuste ma in realtà molto delicate, sono biancastre per via dello strato spugnoso che le riveste, detto velamen, il quale cattura l'umidità presente nell'aria e s'impregna d'acqua quando piove. In alcuni casi le radici diventano verdi e per questo motivo si suppone presentino attività fotosintetica, anche se è plausibile supporre invece che in presenza di luce lo strato spugnoso si tinga di questo colore grazie a delle alghe unicellulari formatisi grazie alle condizioni di luce e umidità costante. Le radici nascono dal fusto e, quando sono in fase di crescita, l'estremità non è ancora provvista di velamen, il quale si genererà via via con l'allungamento della radice stessa.
Questo genere di orchidee di solito sono coltivate in serra calda ma possono essere coltivate anche in casa perché presenta un microclima ideale. La phalaenopsis essendo, una pianta di origine tropicale, necessita di una temperatura che oscilli tra i 16 e i 35 gradi, ma con una temperatura ottimale di circa 24 gradi. La pianta potrebbe resistere anche a temperature più elevate, ma solo in presenza di una adeguata ombreggiatura, un corretto tasso di umidità e la giusta ventilazione. L'orchidea teme le correnti d'aria, quindi sarebbe opportuno posizionarla in una zona abbastanza riparata, ma adeguatamente arieggiata. La phalaenopsis richiede una luce molto abbondante, ma non deve essere posta direttamente alla luce solare, soprattutto durante i mesi estivi, per evitare l'ingiallimento delle foglie. In caso invece di mancanza di luce oppure di luce insufficiente si assisterebbe alla caduta delle gemme oppure ad un inscurimento delle foglie. Infatti per verificare che la luce sia sufficiente alla pianta, occorre osservare il colore delle foglie: se diventano di un verde chiaro, o se presentano bruciature ovali, allora occorre aumentare l'ombreggiatura; se invece le foglie diventano troppo scure, e se si indeboliscono afflosciandosi, allora occorre invece dare più luce alla pianta.
L'innaffiatura va effettuata preferibilmente con acqua demineralizzata poiché le radici aeree sono molto sensibili a eccessi di sali. È consigliato innaffiare la mattina, in modo tale che il substrato non rimanga bagnato troppo a lungo. Infatti le Phalaenopsis come tutte le piante epifite soffrono molto i ristagni idrici che provocano la morte delle radici per asfissia con insorgenza di muffe, causando anche la morte della pianta. Essendo le Phalaenopsis piante a crescita rapida che non hanno pseudobulbi per accumulare sostanze nutritive richiedono di essere fertilizzate. Il concime, preferibilmente specifico per orchidee ad alto contenuto di azoto, va somministrato appena dopo o contemporaneamente all'innaffiatura con regolarità, circa ogni 15 giorni, fino alla fioritura, diluendo le dosi indicate sulle confezioni, poiché le radici delle Phalaenopsis sono molto sensibili all'eccesso di fertilizzante. Una volta fiorite, le piante non vanno concimate. Il concime, se somministrato a terriccio asciutto, può recare gravi danni alle radici, quindi è consigliabile sempre innaffiare abbondantemente la pianta prima della concimazione.
In presenza di ottima illuminazione e buone condizioni di crescita le Phalaenopsis possono fiorire meravigliosamente anche due volte in un anno (in un periodo che varia da specie a specie) la fioritura può durare anche più di quattro settimane. Finita la fioritura, è possibile tagliare gli steli floreali al di sotto dell'ultimo nodo che precede il primo fiore oppure eliminare completamente lo stelo. Nel primo caso la pianta potrà emettere ramificazioni dal vecchio stelo e produrre numerosi, ma più piccoli fiori. Nel secondo caso invece la pianta provvederà a creare un nuovo stelo che richiede molte più energie alla pianta, ma che sembra assicurare una fioritura più spettacolare e duratura.
Poiché in natura le Phalaenopsis crescono sopra i rami degli alberi, il substrato di coltivazione deve essere leggero e a grossa pezzatura: si può usare la corteccia a scaglie grosse (il bark), o anche il polistirolo, assicurando in ogni modo un grande drenaggio utile a scongiurare pericolosi ristagni idrici. Sono consigliabili vasi con intagli o fori laterali che permettono un'aereazione ideale per le radici.
Il rinvaso va eseguito solo se le radici fuoriescono eccessivamente dal vaso o se il substrato di coltivazione risulti particolarmente deteriorato (compatto e friabile) o infetto da muffe o insetti parassiti. Nell'eseguire il rinvaso, occorre sostituire interamente il vecchio substrato stando molto attenti a non danneggiare le radici sane, ma eliminando quelle morte (marroni) con strumenti ben puliti.
Se ben coltivate le Phalaenopsis danno luogo a nuovi getti lungo il colletto o sugli steli floreali, in corrispondenza dei nodi, dando origine a quelli che sono chiamati Keiki, vale a dire una nuova piantina che una volta che è diventata sufficientemente grande e dotata di numerose radici proprie, può essere staccata dalla pianta madre ed essere rinvasata autonomamente. Il vaso ottimale dovrebbe essere trasparente in modo da garantire alle radici una leggera azione fotosintetica ma soprattutto per verificare se sono sane. Per garantire una buona salute della pianta, sarebbe opportuno rinvasarla ogni 2 o 3 anni.

Commenti
Posta un commento